C’è un periodo nella vita in cui ognuno guarda indietro e si rende conto che quella donna è sempre stata lì, in un angolo della stanza.
Ti ci portò un giorno una donna, te la mostrò, poi ti disse: «È tua! Fai quello che vuoi. Decidi tu! Colorala, arredala, facci entrare ed uscire chi vuoi. Alle pareti della stanza appendi tutti i quadri che vuoi, tutti i ricordi che vuoi portare con te fissali con un chiodo a queste mura. Chiuditici, oppure scappa, lontano, più distante che puoi». Poi sedendo su una sedia nell’angolo più lontano continuò: «Io sarò qui, seduta in quest’angolo, ad aspettarti».
Strana donna! Comunque tu, anche se da principio con un certo imbarazzo, hai iniziato a sentirla tua quella stanza. Iniziasti con il tinteggiarla; e l’hai rifatto innumerevoli volte ancora, con il passare del tempo, e sempre con sfumature diverse.
Un giorno, poi, hai scoperto la finestra. Era chiusa; la apristi, ed ecco, presentarsi davanti ai tuoi occhi uno spettacolo inatteso. C’era gente dappertutto; chi passeggiava, chi correva chi sa dove, chi se ne stava seduto a scrutare l’infinito. Poi, mentre sorpreso contemplavi tutte queste cose, hai sentito bussare, ti sei voltato e, ancora più stupito, hai scoperto che a fianco della finestra c’era anche la porta. L’hai aperta.
Da quel momento hanno iniziato ad entrare nella tua stanza innumerevoli persone; alcune invitate da te, altre no, ma te le sei trovate comunque lì.
Poco dopo la scoperta della porta, hai anche iniziato a dipingere, e ad appendere al muro della stanza i tuoi quadri. C’erano quadri luminosi ed armoniosi, altri erano cupi e senza senso, dai contorni poco nitidi e imprecisi, ma li appendevi comunque tutti.
A volte capitava che nella stanza ti rinchiudessi, serrando tutte le imposte e rimanendo lì per mesi, tu solo; altre volte scappavi da quella stanza, via, più lontano che potevi, in cerca di un’altra dimora, che alla fine ritrovavi allo stesso indirizzo.
Quante cose sono successe in quella stanza, la maggior parte forse le hai dimenticate, ma non importa. Non importa, perché un giorno, senza che ci sia un perché, ti girerai e vedrai quella donna, lì nell’angolo a guardarti con quel suo sorriso appena accennato.
A me è successo qualche tempo fa. Stavo appendendo uno dei tanti quadri, quando inavvertitamente ho incrociato il suo sguardo. Era lì, da sempre, immobile a guardarmi, senza dire una parola.
Subito ricordai di chi era, del fatto che in quella stanza mi ci aveva portato lei. Fui preso da un’ansia irrefrenabile di raccontarle ogni cosa che avevo vissuto, di mostrarle ogni quadro che avevo appeso. Lei mi ascoltava in silenzio, sorridente.
Ci volle qualche minuto, prima che mi fermassi, prima che mi rendessi conto che lei sapeva già tutto, che era sempre stata li, con me, fin dall’inizio.
Arco di Trento, novembre 1998.










ma chi si incontra in internet…Ciao Teron!Filipposto censendo i blogger di rovigo. Ciao.http://www.filipposilvestri.ilcannocchiale.it
Mentre leggevo il tuo racconto mi ronzava in mente una frase:
“Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre” (M. Gandhi)